Garante Privacy, stop alle foto di minori sui social senza l’ok di entrambi i genitori

Hai mai pubblicato una foto di tuo figlio sui social senza pensarci troppo? Sei sicuro che un profilo “privato” sia davvero sufficiente a proteggerne la privacy? E se l’altro genitore non fosse d’accordo? Ma soprattutto, chi decide quale identità digitale avrà quel minore tra dieci o quindici anni?

Sono domande che riguardano sempre più famiglie nell’era dei social network e alle quali il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha recentemente fornito una risposta chiara e destinata ad avere un impatto significativo sulle abitudini digitali di molti genitori. Con il provvedimento n. 314/2026, l’Autorità ha infatti stabilito che la pubblicazione sui social network di immagini raffiguranti minori di 14 anni richiede il consenso preventivo di entrambi i genitori esercenti la responsabilità genitoriale, indipendentemente dalla finalità della pubblicazione, dal numero delle fotografie condivise o dalle impostazioni di riservatezza del profilo utilizzato.

La decisione nasce dal reclamo di un genitore che contestava all’altro la pubblicazione reiterata di fotografie dei figli minori sui social. Le immagini ritraevano i ragazzi durante momenti ordinari della vita familiare: feste, ricorrenze, occasioni di svago e attività quotidiane. Nessun contenuto offensivo, nessuna finalità commerciale, nessuna esposizione particolarmente invasiva. Eppure, secondo il Garante, il punto centrale della questione non risiede nella natura delle fotografie pubblicate, bensì nel fatto che esse rappresentano dati personali del minore e che la loro diffusione online costituisce un vero e proprio trattamento di dati personali.

L’Autorità supera così una visione che per anni ha considerato la condivisione delle immagini dei figli come una naturale espressione della libertà genitoriale. Anche una fotografia apparentemente innocua contribuisce infatti alla costruzione dell’identità digitale del minore, lasciando una traccia che può permanere nel tempo e sfuggire progressivamente al controllo di chi l’ha originariamente pubblicata. Una volta online, un’immagine può essere copiata, inoltrata, condivisa o riutilizzata da terzi, generando effetti che vanno ben oltre le intenzioni iniziali di chi l’ha pubblicata.

Particolarmente significativo è anche il richiamo del Garante alla falsa percezione di sicurezza spesso associata ai profili privati. Secondo l’Autorità, le impostazioni di privacy non eliminano la naturale capacità diffusiva della rete. Un contenuto pubblicato online conserva infatti la possibilità di circolare attraverso screenshot, condivisioni o modifiche delle impostazioni di visibilità. Per questo motivo, la tutela dei minori non può essere affidata esclusivamente a strumenti tecnici che possono essere modificati in qualsiasi momento o dipendere dal comportamento di altri utenti.

L’aspetto più innovativo del provvedimento risiede tuttavia nel cambio di prospettiva adottato. La questione non viene affrontata come un semplice conflitto tra genitori, ma come un tema che riguarda direttamente i diritti del minore. Il figlio non è considerato un mero oggetto delle scelte educative degli adulti, bensì una persona titolare di una propria sfera personale che merita protezione e rispetto. In questa prospettiva, il consenso di entrambi i genitori rappresenta una garanzia minima volta a evitare decisioni unilaterali che possano incidere sulla futura dimensione digitale del minore.

La vera novità introdotta dall’Autorità è il riconoscimento del diritto del minore all’autodeterminazione digitale futura. Ogni bambino dovrebbe poter scegliere, una volta raggiunta una maggiore maturità, quali informazioni personali rendere pubbliche e quali mantenere riservate. La continua esposizione online operata dagli adulti rischia invece di anticipare irreversibilmente tale scelta, costruendo un’identità digitale che il diretto interessato non ha mai avuto la possibilità di decidere autonomamente.

Il provvedimento rappresenta quindi molto più di una semplice regola sulla pubblicazione delle fotografie online. È un richiamo alla responsabilità e alla consapevolezza nell’utilizzo dei social network, in un contesto in cui la condivisione della vita familiare è diventata una pratica quotidiana e spesso percepita come innocua. Il messaggio del Garante è chiaro: quando si tratta della presenza online dei figli, l’interesse superiore del minore deve prevalere sulle esigenze comunicative degli adulti. Prima di pubblicare una fotografia, la domanda non dovrebbe essere soltanto “Posso farlo?”, ma soprattutto “Sto davvero tutelando il suo futuro?”. Oggi più che mai, la prudenza digitale rappresenta una forma concreta di protezione dei diritti delle nuove generazioni.