Da strumento marginale a presidio centrale nella tutela delle vittime di violenza: il braccialetto elettronico antistalking sta vivendo una crescita senza precedenti.
Secondo la Relazione sui dispositivi di controllo a distanza delle misure cautelari e di prevenzione della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, da gennaio 2024 le richieste mensili sono aumentate di 25 volte: da circa 20 applicazioni al mese a oltre 500.
Un’accelerazione legata direttamente all’entrata in vigore della legge 168/2023, il cosiddetto “Codice rosso rafforzato”, approvato nel novembre 2023, che ha ampliato l’utilizzo dei dispositivi elettronici nelle misure cautelari previste dagli articoli 282 bis e 282 ter c.p.p. e dall’articolo 4, lettera i-ter) del Codice antimafia.
PRIMA DELLA RIFORMA
Nel triennio 2019-2022 le richieste mensili si attestavano su 426 unità rispetto ad una disponibilità di circa 1200 dispositivi, assorbendo il 35,5% dell’offerta. Tuttavia, quasi tutti i braccialetti erano destinati agli arresti domiciliari o alla detenzione domiciliare.
I dati mostrano chiaramente quanto fosse residuale l’utilizzo in chiave antistalking:
- nel 2020, su 5631 dispositivi attivati, solo 218 erano destinati alla tutela di vittime di violenza domestica o di genere;
- nel 2021, su 5620 attivazioni, appena 266 avevano finalità di protezione antistalking.
Fino al novembre 2023, la media mensile dei dispositivi utilizzati per proteggere vittime di violenza era infatti di circa 20 applicazioni: appena il 4% del totale.
L’EFFETTO DELLA LEGGE 168/2023
La riforma ha cambiato radicalmente lo scenario, trasformando il braccialetto elettronico in uno strumento sempre più utilizzato nella gestione del rischio e nella prevenzione della recidiva.
Ma la crescita rapidissima delle richieste ha fatto emergere anche criticità strutturali importanti:
- disponibilità insufficiente dei dispositivi rispetto alla domanda reale;
- tempi di attesa incompatibili con situazioni ad alto rischio;
- problemi tecnici legati alla durata delle batterie e alla copertura del segnale;
- difficoltà nella geolocalizzazione in aree con scarsa rete radiomobile;
- sovraccarico delle sale operative per l’elevato numero di allarmi;
- assenza di filtri di priorità nella gestione delle segnalazioni;
- mancanza di linee guida operative uniformi a livello nazionale;
- flussi informativi non sempre standardizzati tra autorità coinvolte.
- La stessa Relazione evidenzia inoltre un tema particolarmente delicato: il rischio di affidare eccessiva fiducia allo strumento tecnologico nei casi caratterizzati da elevata pericolosità.
LA VERA SFIDA
Il dato sull’aumento delle richieste racconta una trasformazione culturale e giuridica importante: oggi la protezione delle vittime richiede strumenti immediati, concreti e verificabili.
Tuttavia, nessuna tecnologia può essere realmente efficace senza:
- una filiera operativa efficiente;
- protocolli uniformi;
- personale formato;
- capacità di intervento tempestivo;
- integrazione tra tecnologia, prevenzione e valutazione del rischio.
Il braccialetto elettronico può essere un supporto decisivo, ma non può diventare l’unica risposta al fenomeno della violenza di genere.

