Spese legali stragiudiziali: quando possono essere risarcite?

La Cassazione, con l’ordinanza n. 23154 del 14 luglio 2026, ha ribadito un principio di particolare interesse: le spese sostenute per l’assistenza legale nella fase stragiudiziale non costituiscono spese processuali, bensì una voce di danno emergente.

Pertanto, il loro rimborso non è automatico. Il danneggiato deve allegare e dimostrare che l’attività svolta dal legale fosse ex ante ragionevolmente utile in vista della tutela del proprio diritto e dell’esito prevedibile della futura controversia.

La controversia traeva origine da un grave incidente stradale, in seguito al quale il danneggiato riportava lesioni permanenti e chiedeva il risarcimento di diverse voci di danno patrimoniale e non patrimoniale.

Prima dell’avvio della causa, la compagnia assicuratrice corrispondeva una somma significativa. Il danneggiato domandava anche il rimborso dei compensi relativi all’assistenza prestata dal proprio avvocato durante la fase stragiudiziale.

La Corte d’appello respingeva questa voce risarcitoria, ritenendo non adeguatamente provata l’entità dell’attività professionale svolta. Pur richiamando l’esistenza di raccomandate inviate dal difensore e di contatti con il liquidatore, il giudice di secondo grado riteneva che non fossero emersi elementi ulteriori rispetto alle allegazioni della parte.

Il danneggiato ricorreva quindi in Cassazione, sostenendo, tra le altre censure, che la documentazione prodotta dimostrava l’effettivo svolgimento dell’attività stragiudiziale e il suo collegamento con il pagamento ottenuto prima del giudizio.

La Cassazione ha accolto la doglianza, richiamando il proprio consolidato orientamento sulla natura delle spese di assistenza stragiudiziale.

In particolare, la Corte distingue tra spese processuali, liquidate secondo le regole proprie del processo, e le spese stragiudiziali – quali i costi sostenuti per l’intervento dell’avvocato nella fase precontenziosa- che invece seguono le regole del risarcimento del danno, con i relativi oneri di domanda, allegazione e prova.

La parte deve quindi indicare l’attività concretamente svolta dal professionista e produrre elementi idonei a dimostrarne la consistenza. La liquidazione può essere effettuata secondo i parametri forensi, ma non può prescindere dalla prova dell’incarico e delle prestazioni eseguite.

Non ogni intervento del legale prima della causa genera automaticamente un costo risarcibile.

Il giudice deve accertare se l’assistenza fosse necessaria e giustificata rispetto all’esercizio del diritto al risarcimento. Tale valutazione deve essere compiuta ex ante, ponendosi nella situazione esistente quando l’attività professionale è stata svolta.

La loro risarcibilità dipende dall’utilità concreta dell’attività svolta ex ante, valutata in relazione alla possibilità di evitare o definire più rapidamente la controversia.

Il costo non può essere posto a carico del responsabile quando l’attività risulti superflua o priva di concreta utilità. Al contrario, può essere riconosciuto quando abbia contribuito alla tutela del danneggiato o alla liquidazione del danno prima dell’instaurazione del processo.

L’ordinanza ha inoltre ricordato che il danno emergente non comprende soltanto gli esborsi già materialmente effettuati.

Anche l’obbligazione assunta dal cliente nei confronti del professionista rappresenta una posta passiva del patrimonio. Di conseguenza, il compenso può essere risarcibile anche quando non sia stato ancora pagato, purché risultino dimostrati il rapporto professionale, l’attività svolta e l’obbligo di corrispondere la relativa somma.

Nel caso esaminato, la Corte d’appello aveva menzionato le raccomandate inviate dal legale, ma non ne aveva valutato il contenuto. Secondo la Cassazione, tali documenti avrebbero potuto dimostrare la consistenza dell’attività precontenziosa e la sua possibile incidenza sul pagamento effettuato dall’assicurazione prima del giudizio.

Il mancato esame di questi fatti aveva quindi impedito una corretta verifica della necessità e dell’utilità dell’assistenza legale.

La Cassazione ha accolto il solo motivo relativo alle spese legali stragiudiziali, rigettando gli altri. Il rinvio alla Corte d’appello di Milano non comporta il riconoscimento automatico del rimborso. Il giudice dovrà valutare il contenuto della documentazione prodotta e accertare se l’attività legale sia stata effettivamente svolta, necessaria e utile.